DAKAR: UNO STRATOSFERICO PETERHANSEL IN TRIONFO CON LA PEUGEOT 3008 DKR - EN PLEIN DELLA CASA DEL LEONE CHE IPOTECA TUTTO IL PODIO - BUONA GARA ANCHE DEGLI ITALIANI

15-01-2017 17:29 -

BUENOS AIRES Alle ore 12 (in Italia) a Rio Cuarto Stephane Peterhansel ha aperto le danze per affrontare gli ultimi 786 chilometri della Dakar 2017 che prevedeva soli 64 km. di prova speciale e poi via verso il bagno di folla nella capitale argentina.
Sui 64 chilometri,in stile mondiale rally, Sebastien Loeb ha tentato l´ultimo disperato assalto . Un tentativo che difficilmente poteva avere successo ma bisogna dare atto all´ex campione del mondo rally di non essersi mai arreso....neppure davanti all´evidenza.
Il suo attacco ha avuto buon esito, anche se non era quello cui Loeb mirava: la vittoria di tappa, la quinta, con 19" su Peterhansel che ha vinto così la sua tredicesima Dakar con 5´32" su Loeb, mentre terzo è Despres (+33´28") a completare l´epopea della Peugeot con una tripletta. La prima auto non della casa del Leone è la Toyota di Roma, 4° a 1 ora e 16´ di distacco, mentre il migliore equipaggio italiano è quello dei gemelli De Lorenzo (Toyota), 31° a 21 ore.
Peterhansel é diventato più che mai Mister Dakar e nella sua bacheca ci sono ora ben 13 trofei Dakar: sette in auto e 6 in moto; il suo primo successo risale al 1991. Un dominio che definirlo impressionante é ancora poco. 13 successi che consacrano Peterhansel nell´Olimpo dello sport motoristico di tutti i tempi alla pari con i vari Schumacher o Valentino Rossi tanto per citare due "grandi" in specialità differenti.
La Peugeot dopo il trionfo nel 2016 con la 2008 si é ripetuta con la 3008DKR, una versione studiata appositamente per la supremazia nei rally raid e realizzata sulla base delle risultanze dell´anno scorso che ha stupito per l´affidabilità ma sopratutto per la velocità che è stata in grado di tenere su dei percorsi che impongono dei limiti salvo trovarsi ...a piedi.
E´ stata una tripletta che non lascia dubbi e non ammette discussioni. La concorrenza (MINI E Toyota) si è disciolta come neve al sole sin troppo resto. Il solo Al Attiyah nella prima tappa ha cercato di arginare la valanga della Casa del Leone ma ha pagato ben presto il suo ardire e ben poca cosa sono stati e hanno tentato di fare i vari Roma, Hirvonen, De Villiers, Terranova; così per Peterhansel &C. la Dakar é stato un "affaire" tutto interno ne sono la prova le cinque vittorie di tappa di Loeb, la serie di triplette e doppiette all´arrivo di dieci tappe.
Fin troppo facile? La supremazia della squadra di Bruno Famin non è certo un demerito nè una colpa, quello che deve preoccupare piuttosto , gli organizzatori per primi, è l´incapacità delle altre Case di opporsi e di sapere reagire se non con delle dichiarazioni ripetute (da casa MINI) che quest´anno il percorso era stato studiato per favorire le caratteristiche della 3008DKR. Sospetti che non hanno la minima credibilità e sono più che altro delle giustificazioni per gli scarsi risultati.
La Dakar è nata nel 1977 grazie a un´dea di Thierry Sabine e tutti gli anni, prima in Africa poi in Sudamerica, ha sempre proposto qualche novità e così sarà pure il prossimo anno sperando che sia abbandonata l´idea di waypoint in punti alquanto improbabili e difficili anche da raggiungere: una scelta che ha penalizzato oltre modo molti concorrenti.
All´arrivo un bagno di folla ha accolto i 59 concorrenti sopravvissuti ai 9000 chilometri della Dakar, la festa però é stata veramente grande nell´area riservata all´hospitality Peugeot. Finalmente dopo quattordici giorni di bocche più o meno cucite la parole corrono come pure i commenti:
"All´inizio della corsa lottavamo con sei o sette piloti e, dopo un po´, sono diventati solo quattro. Nel corso di questa settimana ne sono rimasti solo due, solo Seb e io. Abbiamo combattuto davvero duramente e alla fine ho vinto io, ma è solo un piccolo dettaglio", ha commentato Peterhansel, " Probabilmente ho vinto nella giornata di venerdì, quando Seb ha avuto la foratura. A volte sapevo che non ero in condizione di seguire Seb, così ho fatto da apripista. Lo spirito all´interno del team era molto buono, non c´è stato alcun ordine di scuderia, semplicemente un confronto tra piloti sulla stessa macchina. Una 14ma vittoria? Perché no!"
Sebastien Loeb non é certo l´immagine della felicità anche se alla seconda Dakar in carriera, ottenere un podio ed essere stato costantemente in lotta per la vittoria fa dell´edizione appena conclusa é un´esperienza assolutamente positiva: Nono lo scorso anno, secondo questa volta: un gran miglioramento. Siamo rimasti in strada quest´anno. Abbiamo commesso un paio di errori di navigazione ma, considerato quanto è stata difficile questa Dakar, abbiamo fatto bene nel complesso. All´inizio un problema meccanico ci ha rallentato e abbiamo provato a recuperare in seguito. Finiamo al secondo posto con un divario ridotto... è quel che è. Eravamo davvero veloci sul percorso, è stato più insidioso fuori dalle linee battute, ma abbiamo visto di avere il potenziale. Dovremo fare meglio la prossima volta! Non credo tuttavia di poter fare tanti rally raid quanti quelli fatti da Peterhansel, ma l´obiettivo, sì, è di vincere la Dakar un giorno. Per ora ci godiamo il momento e il podio Peugeot.
Podio completato dalla 3008 DKR di Cyril Despres: ecco la sua dichiarazione :Una bella sensazione che mi mancava da tre anni e quando ami così tanto questa gara e ti alleni tutto l´anno, è un periodo lungo. Ovviamente ci sono due grandi avversari davanti a me, Peterhansel e Loeb non sono semplicemente una "montagna", rappresentano l´Everest e l´Himalaya davanti a me! Proverò la scalata e ad allenarmi di più.
All´appello é mancato il solo Carlos Sainz. Il Matador dopo un inizio promettente è incappato in uno spettacolare cappottamento nella tappa che arrivava a Tupiza e la squadra ha deciso di sacrificarlo dal momento che le riparazioni della vettura lo avrebbero fatto ripartire con un pesante ritardo. Un incidente nel 2016, un incidente quest´anno...un doppio ritiro che potrebbe incrinare i rapporti tra l´ex campione del mondo rally e Bruno Famin ovvero la Peugeot Motorsport.
Il sigillo finale su questa storica tripletta finale (la seconda per la Peugeot) tocca di diritto a Bruno Famin, Direttore di Peugeot Sport, un personaggio forse un po´ troppo schivo dai riflettori ma i cui meriti sono anche superiori a quelli dei piloti stessi: " Dopo un successo ottenuto in questo modo, il bilancio è necessariamente eccellente. Piazziamo tre vetture sul podio: è un grande orgoglio per il Marchio Peugeot e per tutta la squadra di Peugeot Sport. La 3008DKR vince la Dakar alla sua prima partecipazione. Dobbiamo essere fieri del lavoro fatto da tutta la squadra, dai meccanici fino ai piloti. Credo che abbiamo dimostrato una solidità e uno spirito di squadra impeccabile, a livello di progettazione, di preparazione e di manutenzione delle vetture. I piloti e i copiloti si aiutavano fra loro, a un livello che non avevamo visto l´anno scorso. Tutti temevamo questa Dakar 2017 e a ragione. Questa tensione ha spinto i componenti della squadra a lavorare ancora di più insieme. E´ il risultato fantastico di tutta la squadra. A livello della vettura, il maggiore progresso riguarda l´affidabilità. Non abbiamo avuto nessun problema meccanico, tranne uno minore che purtroppo è costato la vittoria alla coppia Loeb /Elena. Le prestazioni sono migliorate ulteriormente, e tutto questo lavoro ha pagato. E anche se è ovviamente un po´ più stressante, mi sembrava impensabile dare ordini di scuderia. Credo che tutti abbiano potuto assaporare l´intensità di questa lotta, a cominciare dagli stessi piloti.

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AL TRAGUARDO DELLA DAKAR ANCHE UNA FIAT PANDA
Gennaio 15, 2017

Buenos Aires. Fiat protagonista all´edizione 2017 della corsa più dura del mondo, la Dakar, con una vettura derivata dalla Panda. Difatti, la PanDakar, la è una Fiat Panda 4x4 Cross dotata di un motore 2.0 Multijet da 180 CV completamente di serie, che è stata oggetto di alcuni interventi per adattare l´utilitaria alle sollecitazioni estreme della competizione.
L´ impresa della PanDakar è merito dal team Orobica Raid, nato nel 2008 e guidato da Giulio Verzeletti, specializzato in raid di lunga durata, come la Dakar. I componenti del team vantano una lunghissima esperienza nel settore, e tra tutti i membri si contano oltre 40 partecipazioni alla Dakar. Grazie al contributo di Nicola Montecchio che ha curato con l´intero aspetto motoristico, in particolare quello legato alle elevate altitudini raggiunte e percorse durante l´intero raid, hanno condotto la PanDakar al traguardo gli italiani Giulio Verzeletti, pilota con all´attivo 15 Dakar in moto, auto e camion, e Antonio Cabini, che ha partecipato a ben 20 Dakar in moto, auto e camion.
La PanDakar ha chiuso al 56° posto...dietro di loro ancora due equipaggi tra cui quello di Graziano Scandola e Giammarco Fossà su Ford Raptor.
Le 12 tappe dell´ edizione 2017 della Dakar hanno attraversato Argentina, Bolivia e Paraguay, per un totale di quasi 9.000 km, di cui più di 4.000 km di estenuanti prove speciali. La PanDakar, prima utilitaria strettamente derivata da un veicolo di serie a terminare la competizione, è stata sottoposta ad ogni genere di sollecitazione: 7 prove speciali hanno superato i 400 km, di cui una ha superato i 500 km; per ben 5 giorni e più di 2.200 km vettura ed equipaggio hanno dovuto fronteggiare le problematiche dovute alla carenza di ossigeno dovuta all´altitudine, mai sotto i 3.500 metri. Inoltre, le temperature spesso superiori ai 40°, unite all´estrema variabilità del tempo, hanno contribuito a mettere a dura prova sia la resistenza meccanica della PanDakar, che quella fisica dell´equipaggio.
Le stesse caratteristiche che rendono Fiat Panda Cross agile e maneggevole, a partire dalle sue dimensioni compatte che la rendono la vettura 4x4 sotto i 3,8 metri più venduta in Europa, hanno reso possibile il risultato messo a segno da PanDakar nell´edizione 2017 di Dakar, grazie alle sue capacità di affrontare qualsiasi terreno e condizione climatica.
Queste caratteristiche, unite alla versatilità garantita dalle 5 porte e dalla modularità degli interni, al comfort e all´efficienza dei suoi motori declinati in 4 alimentazioni, sono le ragioni per cui Panda è la city-car più venduta in Europa nel 2016, segnando un incredibile record di vendite, con più di 190.000 unità immatricolate, e che si conferma per il quinto anno consecutivo la vettura più venduta in Italia, nonché la numero 1 nel segmento A in Italia, Grecia e Serbia, restando sempre sul podio in Spagna, Austria, Slovenia, Croazia e Svizzera.
Inoltre, la combinazione tra alimentazioni, grazie ai suoi efficienti motori a benzina, gasolio, metano e GPL, unite a due versioni dotate della trazione 4x4, la rendono la scelta perfetta per qualsiasi utilizzo ed esigenza, dagli ostacoli cittadini alla neve... e da oggi, anche al deserto.

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SCANDOLA E FOSSA AL TRAGUARDO FINALE DELLA DAKAR
Il veronese Graziano Scandola con alle note il vicentino Giammarco Fossà hanno terminato la Dakar 2017.
I portacolori di Daytona Race e Car Racing a bordo di un Ford Raptor SVT T2 preparato da RTeam, alla loro prima esperienza concludono il rally-raid più duro al mondo arrivando al traguardo dopo due settimane al limite per uomini e mezzi.


Caprino V.se (Vr), 15/01/2017

Obbiettivo raggiunto! Quando dal parco partenza di Asuncion anche il solo pensiero di arrivare era un qualcosa da dire solo sottovoce e con molto rispetto ora finalmente si è materializzato in una splendida realtà: arrivati e classificati in 57^ posizione assoluta.
Per Graziano Scandola e Giammarco Fossà la Dakar era un sogno che finalmente il due di gennaio si realizzava mentre scendevano con il loro Ford Raptor SVT dal palco della capitale del Paraguay, un sogno però fino a quel momento che si concretizzava solo a metà, perché per fregiarsi del titolo di "Dakariano" quell´impresa bisognava portarla a termine.
Davanti a loro l´equipaggio veneto aveva quella che era stata definita la Dakar più dura da quando il rally-raid più famoso e difficile al mondo si era spostato dall´Africa al Sud America. E le promesse non sono state disattese anzi, l´inclemenza del tempo ha ingigantito ancor di più le difficoltà di un percorso a dir poco estremo.
Più di novemila chilometri da percorrere in poco meno di tredici giorni, con tappe anche di quasi mille chilometri al giorno in condizioni climatiche che nel giro di pochi giorni, se non di ore, sono andate dagli oltre quaranta gradi a sottozero, con una settimana di gara costantemente sopra i tremila metri di altitudine con punte sopra i quattromila. A questo vanno aggiunte le piogge torrenziali che hanno colpito la Bolivia portando gli organizzatori a sospendere una tappa per soccorrere le sfortunate popolazioni colpite.

In mezzo a tutto questo c´era la competizione automobilistica, una tabella di marcia da rispettare, ed un unico obbiettivo: andare avanti.
Fin dal secondo di gara Scandola e Fossà hanno sofferto di malanni "tipici" – ma no solo – che un mezzo, seppur preparato (anche se derivato dalla serie) può arrivare a denunciare, e così hanno iniziato con l´esplosione della batteria a causa delle elevate temperature, arrivando al problema principale che li ha afflitti e purtroppo anche spesso rallentati durante la gara, un intasamento del radiatore a causa del fango nei primi giorni ha portato alla parziale rottura della guarnizione della testata, costringendoli nei giorni successivi a continue soste per raffreddare il motore. A questo va poi aggiunto anche in una tappa la rottura dello stelo di un ammortizzatore.
Questi inconvenienti hanno portato più volte l´equipaggio veneto a partire per una tappa ed arrivare solo la mattina successiva, portandoli a guidare per quasi 24 ore consecutive, arrivare a fine prova, riposarsi solo un paio d´ore per poi ripartire su un di un percorso di gara limite della percorribilità, ogni giorno diverso: sabbia, dune, fango, foresta, guadi e passaggi trialistici il tutto magari concentrato nella stessa giornata.




Una competizione che però ha regalato paesaggi splendidi, una natura incontaminata, selvaggia e meravigliosa come solo certi posti non a caso negli angoli più sperduti della Terra sanno esserlo, ma soprattutto popolazioni che hanno accolto la carovana della Dakar a braccia aperte, donando tutto il loro affetto a questi "matti" pronti a sfidare prima di tutto loro stessi in quella che senza ombra di smentita si può ancora chiamare Avventura.
Per questo e per molti altri motivi per Graziano Scandola e Giammarco Fossà l´essere arrivati al termine di questo raid motoristico ha il sapore di una vittoria che va anche ben oltre l´aspetto sportivo: ricordi, persone e paesaggi che ora e per sempre resteranno indelebili e che forse spiegano il sogno di diventare "Dakariani".


Consigliamo di visitare la pagina Facebook dell´equipaggio per vedere i video a caldo subito dopo il termine della gara di tutti i protagonisti di questa Impresa, compresi i ragazzi - insostituibili – dell´RTeam :
Dakar 2017 Scandola-Fossà www.facebook.com/equipaggio368/




Fonte: (Carlos Vasquez)